Ringraziamento Regione Lazio

Sant'Oreste (RM)

Città del bio

informazioni

Piazza Cavalieri Caccia, 10 - 00060 Sant'Oreste (RM)

Tel. 0761-578440

Sito istituzionale: www.santoreste.it

Sant’Oreste, sul Mar Tiberino

Photogallery
Res Piccola, Grand Tour! Socchiudo gli occhi: i borghi finora visitati, tutti montani o collinari, mi appaiono per incanto villaggi rivieraschi, un po’ norvegesi, affacciati fra i fiordi sull’ancestrale Mare Tiberino. Non sto sragionando! Nel Pliocene, che sarebbe a dire tra cinque e tre milioni di anni fa, il Tevere qui non c’era: c’era il mare che s’insinuava fra le frastagliate coste di quello che oggi è l’Appennino, mentre Roma e metà del Lazio erano bassi fondali sabbiosi, che impetuosi moti vulcanici faranno affiorare solo due milioni di anni dopo. Sicché dalle coste sabine del Tiberino s’avvistava il Soratte, che emergeva come una Montecristo solitaria; Sant’Oreste, se già fosse esistito, ne sarebbe stato l’elegante porticciolo e quel fascino esso possiede tale e quale, quando l’adocchio dal trenino che gli s’accosta sotto talmente lento da dar la sensazione di una primordiale imbarcazione in pigra fase di attracco. Il caratteristico sky-line del monte solitario lo distingui da cento e più chilometri di distanza: fin dal Paleolitico, esso impressionò neandertaliani e sapiens, individuando in esso, ormai recuperato alla terra ferma, un non so che di soprannaturale e sacro. Di certo sacro fu per i romani ad Apollo e sacro fu per i primissimi cristiani ad uno dei primi e grandi papi, Silvestro; il quale nelle oscure grotte avrebbe trovato rifugio dalle ultime persecuzioni dei pagani, ed ora è titolare del tempio che, sulla sommità, era stato eretto a gloria dell’olimpico dio solare. Un culto più discreto, non però meno popolare, è per le sorgenti intermittenti che, nel profondo delle grotte, avrebbero la portentosa virtù di fornir di latte le balie e, per ovvia affinità, di provvedere di fiorenti seni le belle fanciulle santorestesi. Acqua miracolosa o solo incontaminata acqua bio? Miracolosamente bio, direi: come molte colture agricole che si praticano qui attorno.

 
COME ARRIVARE
In auto: da Roma si può arrivare a Sant’Oreste sia attraverso la Via Flaminia (bivio al km. 40) sia attraverso l'Autostrada del Sole A1 uscita Ponzano Romano - Soratte oppure uscita Fiano Romano; da Firenze si può raggiungere attraverso l'Autostrada del Sole A1 uscita Ponzano Romano - Soratte oppure uscita Magliano Sabina.
In treno: da Roma, prendere la ferrovia Roma Nord da Piazzale Flaminio a Saxa Rubra e proseguire da qui con le autolinee extraurbane COTRAL.
 
DA VEDERE
Le tre porte
Il paese, anticamente circondato da mura, era accessibile attraverso tre porte ancora oggi conservate. La prima, che immette nel tessuto urbano antico, è Porta Valle (o Porta San Silvestro) con merli ghibellini e rivolta verso l’omonima basilica sulla cima più alta del monte. La seconda è Porta Costa, o Porta S.Maria perché conduce alla antica chiesa di Santa Maria Hospitalis, e la terza si chiama Porta la Dentro o porta Sant'Edisto perché conduce in paese e verso la chiesa di Sant'Edisto. Nel 1500 la più importante era Porta Valle. Da questa, sorvegliata, era impossibile introdurre animali.

Chiesa di San Lorenzo Martire
Chiesa parrocchiale costruita nel 1568 su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola (detto il Vignola), architetto e trattatista italiano legata da amicizia al cardinale Alessandro Farnese. Proprio quest’ultimo, infatti, chiamò il Vignola per fornire delle consulenze sul nuovo assetto urbanistico del paese. La chiesa di San Lorenzo fu edificata dove sorgeva una piccola chiesa romanica di cui si conserva la torre campanaria. L’edificio, con navata centrale e cappelle laterali, è stato ingrandita nel 1745 con lo sfondamento dell'abside che conservava affrescata l'ultima cena del pittore olandese Sprangler. La facciata si presenta articolata in due ordini per mezzo di paraste con capitelli dorici e con trabeazione del primo ordine che sostiene un timpano centrale sopra il portale; nella parte superiore sono presenti raccordi con volute laterali. La chiesa ospita la pala settecentesca dell'altare maggiore con il Martirio di San Lorenzo, opera del pittore Ceccherini, una tela con la Madonna del Rosario, realizzata in occasione della battaglia di Lepanto, un pulpito cinquecentesco in legno dorato e un organo del 1638 sulla controfacciata, eseguito dagli organari della famiglia Bonifazi.

Chiesa di San Biagio
Sorge in Piazza Vittorio Emanuele ed ha prospiciente e come quinta l'antico Palazzo Comunale, antica casa Caccia acquistato nel 1700 dalla Comunità. Anche la chiesa di San Biagio ricalca lo schema architettonico della Chiesa Vignolesca di San Lorenzo: navata centrale con cappelle laterali.

Chiesa di San Nicola
Sorge nella parte più antica del paese e, fino al 1598, ha avuto aggregato il monastero delle monache Agostiniane. La chiesa si presenta ad una navata e conserva, al suo interno, un altare dominato da un quadro del Cavalier Cesare D'Arpino. Da notare, nelle attuali cantine, un ambiente forse luogo della primitiva chiesa. Notevole, in una nicchia dell'altare il busto ligneo di S.Nicola del 1610.

Chiesa di Santa Croce
La chiesa e il relativo antico monastero si affacciano su Piazza Cavalieri Caccia. L’edificio di culto, ingrandito al momento del trasferimento del monastero, è a navata unica e conserva un'importante pala d'altare, di recente restaurata, dedicata ai Santi Elena, Agostino e Nicola. Nell'antica sagrestia, poi, sono conservati paliotti e reliquie.

Chiesa di Sant’Edisto
Situata fuori dal centro abitato, questa chiesa è dedicata al martire romano da cui il paese prende il nome. Il sito su cui sorge è il nucleo della prima comunità che diede vita alla curtis Sancti Heristi. La chiesa in origine romanica conserva ancora questi caratteri nell'elegante campanile. L’interno, a navata unica, conserva un altare affrescato lateralmente. Dalla fine del 1800 è circondata dal cimitero.

Chiesa di Santa Maria Hospitalis
Chiesa monoaulata dedicata a Santa Maria citata da Benedetto del Soratte, monaco benedettino. Dell’originale struttura rimane oggi l'impianto trecentesco testimoniato da alcuni affreschi comparsi in una cappella scoperta nel 1995. L'intera struttura della chiesa subì nel 1500 una graduale trasformazione con l'arricchimento di importanti affreschi, alcuni dei quali testimoniano l'influsso di Antoniozzo Romano. Sempre in questa epoca gli fu aggiunto "l'ospedale" che doveva essere un luogo di accoglienza e di assistenza anche per pellegrini. La sua semplice facciata arricchita dai resti di un ciborio e da una lapide di una famiglia romana, proveniente dalla vicina villa in località Giardino, ne fanno un luogo di grande interesse storico e artistico. Il resto del complesso che doveva ospitare l'antico "Hospitalis" è di proprietà privata e versa in uno stato di completo disfacimento.

Villa romana
Delle numerose ville che popolarono il territorio nell’antichità i resti più rappresentativi sono costituiti dalla casa della regina, una villa romana di notevole estensione risalente al I secolo a.C. La struttura presenta pavimenti con mosaici a disegni geometrici di pregevole fattura e perfettamente conservati, pareti affrescate con figure mitologiche femminili e materiale archeologico di notevole interesse.

Palazzo Rosati

Palazzo Caccia

Monastero di San Silvestro
Sulla vetta del Monte Soratte, lì dove anticamente sorgeva il tempio pagano di Apollo, si trova il monastero di San Silvestro. Fondato, molto probabilmente, nel VI secolo è legato alla vicende di Papa Silvestro I. Fu questo, infatti, che durante le persecuzioni imperiali si rifugiò sul monte, tra le rovine del vecchio tempio. La leggenda vuole che fece costruire una chiesetta nella quale accolse e guarì Costantino dalla lebbra (come ricordato da Dante nel canto XXVII dell'Inferno). In cambio della guarigione Costantino donò al papa le terre circostanti. Il primo ricordo storico del monastero risale a Gregorio Magno nei cui dialoghi si parla di un abate, Nonnoso, che viveva sul Monte Soratte. La figura di Nonnoso è una delle più affascinanti della storia del Monte Soratte. Vissuto negli anni di S. Benedetto, Nonnoso è uno di quegli uomini che in quel periodo così oscuro, lasciarono la vita di ogni giorno per farsi da parte, riflettere pregare e gettare i presupposti per la futura rinascita. La fama della montagna sacra lo spinse a ricercare una dimensione più umile e solitaria proprio sulle cime del Monte Soratte (qui, secondo la testimonianza di San Gregorio Magno compì tre miracoli). Il monastero ospitò, poi, in età carolingia Carlomanno, zio di Carlomagno, fratello di Pipino re dei Franchi, che diede vita ad un lungo periodo di splendore. Nella forma attuale la chiesa potrebbe risalire al periodo tra la fine del XII e gli inizi del XIII ed alla stessa epoca risalgono i più antichi affreschi superstiti, in parte ricoperti da altre decorazioni di epoche successive secoli XIV-XV. L’abbazia presenta molti affreschi interessanti tra cui una raffigurazione del Santo che regge un disco contenente un sole con dodici raggi e una rappresentazione di San Bartolomeo scorticato che porta sulla spalla la sua stessa pelle. Altro interesse è suscitato dai bassorilievi presenti sull’altare tra cui spicca una croce con decorazioni visigote, influenza dell’occupazione carolingia. Nella cripta della chiesa, infine, si trova, oltre ai resti presumibilmente del tempio pagano, una dura e aspra scogliera, che il popolo di Sant'Oreste chiama “il letto di S.Silvestro”. Si racconta che su quello scoglio dormisse il Santo durante la sua dimora nelle alpestri solitudini del Monte Soratte.

Eremo di Santa Romana
Sul versante del monte che guarda i rilievi sabini si trova l’antico eremo di Santa Romana. La chiesa è situata all’interno di una grotta carsica e, all’esterno, la presenza di resti di murature testimoniano l’antica vastità del sito. L’eremo è intitolato a Romana, figlia di un prefetto di Roma che, vogliosa di servire il Signore, si recò sul Monte Soratte dove aveva saputo essere nascosto San Silvestro. La leggenda vuole che Romana tutte le mattine usciva dalla spelonca e si recava sulla cima del Soratte, a far visita a Silvestro. Un giorno egli la mise in guardia dicendogli che le visite troppo frequenti potevano essere male interpretate dagli abitanti della vicina terra. Alla domanda della Vergine circa quando sarebbe dovuta ritornare, Silvestro rispose: “Tornerai quando saranno fiorite le rose”. Era il mese di gennaio quando Romana tornò nel suo ritiro per porsi in orazione. Giunto il mattino del giorno appresso, tra la neve caduta sul Monte Soratte Romana vide, con grande allegrezza, nel piccolo orto un bel roseto che mostrava le sue profumate rose. Nei pressi dell’eremo Santa Romana fu battezzata da Silvestro e istruita nella legge evangelica se ne tornò a Todi dove morì dopo soli 6 mesi. A sinistra dell’altare dedicato alla Santa si può osservare la vasca dove si raccoglievano le gocce d’acqua che scorrevano sulla roccia in quel punto. Quest’acqua era bevuta per devozione dalle donne prive di latte affinchè guarissero, e dalle nutrici affinchè il latte abbondasse: questa devozione in epoca recente è snaturata nella tradizione secondo la quale alle donne che avessero bevuto quell’acqua sarebbe venuto un seno prosperoso.

Santuario della Madonna delle Grazie
È il complesso eremiticale conservato meglio. Ancora oggi, infatti, la chiesa del monastero è centro di vita spirituale. Proprio all'ingresso della chiesa, si nota una grande statua di S. Silvestro, un tempo posta sull'altare maggiore dell'omonima Basilica. La chiesa ad unica navata con cappelle laterali, ha nel presbiterio, tra due dipinti raffiguranti S. Nonnoso e San Gregorio, l'immagine di Maria Santissima delle Grazie, qui trasportata, nel 1721, dai monaci cistercensi, dalla primitiva chiesa all'interno del monastero. La Madonna affrescata è ricondotta al pittore Antoniazzo Romano ed è particolarmente venerata dai Santorestesi che ne celebrano la festa, dal lontano 1826, la seconda Domenica dopo Pasqua. Il monastero è oggi casa di accoglienza gestito dal Parroco di Sant'Oreste.

Riserva naturale Monte Soratte
Il Monte Soratte si staglia solitario nella Valle del Tevere. La sua posizione e la sua morfologia hanno suscitato, fin dai tempi antichissimi, sentimenti di religiosa devozione che lo hanno identificato come Montagna Sacra. Dal punto di vista geologico il monte è costituito da un massiccio calcareo con delle pareti molto ripide presso la cima, mentre le pendici risultano più dolci e ricoperte da una fitta vegetazione. La pianura circostante è coltivata principalmente a uliveti e attraversata da numerosi fossi. Il Monte Soratte rappresenta l’unico lembo carbonatico del Lazio rimasto emerso nel mesozoico (gli altri due sono la Tolfa e il Circeo). Dal punto di vista della flora il monte è caratterizzato da una vegetazione molto varia e differenziata in base all’esposizione: sul versante Nord Ovest, più freddo, si trovano boschi caduchi con presenza di Carpino nero (Ostrya carpinifolia), Orniello(Fraxinus ornus), acero minore (Acer monspessulanus) misti a specie sempreverdi come il leccio (Quercus ilex), mentre sul versante Sud Est, più caldo, si hanno specie della macchia mediterranea con leccio, acero minore, terebinto (Pistacia terebinthus), fillirea (Phyllirea latifoglia). A questa comunità vegetale, non usuale, descritta per la prima volta sul M. Soratte, è stato dato il nome di “Quercetum galloprovinciale aceresotum monspessulani”. Ad arricchire il fascino di questo territorio è il fenomeno del carsismo cui si devono grotte e cavità verticali (detti meri) di grande valore. Tra le grotte quella di Santa Lucia si distingue per essere il più grande ambiente naturale sotterraneo del Lazio. Oltre a queste cavità il Soratte è attraversato da una serie di gallerie all’interno della montagna che, secondo il progetto iniziale del Genio Militare di Roma, dovevano servire come rifugio del comando supremo dell’esercito in caso di guerra, data la vicinanza del Soratte con la capitale. Qui si stabilì, nel settembre del 1943, il comando supremo delle forze di occupazione tedesche. L’istituzione, nel 1997, della Riserva Naturale ha contribuito alla riscoperta e alla tutela di questo patrimonio naturale, artistico e spirituale di inestimabile valore. Dal paese di Sant’Oreste si dipartono sette itinerari che consentono di scoprire questo territorio così affascinante e, nel centro del paese, è ospitato il Museo Naturalistico di Monte Soratte, utilissimo strumento per conoscere l'area protetta e i valori naturalistici ivi presenti, ma anche un luogo di incontro per tecnici, ricercatori e tutti coloro che intendono intraprendere ricerche sul territorio. Le tematiche esplicitate attraverso il percorso museale sono legate, infatti, alle caratteristiche del mondo naturale, valorizzando l'area protetta e favorendone una sua più semplice e corretta interpretazione. La geologia, l'antropologia, la botanica e la zoologia sono le direttrici principali sulle quali si articolano le diverse sale.

 
MANIFESTAZIONI
Festa di Sant’Antonio (17 gennaio): tradizionale benedizione degli animali e degustazione di prodotti tipici locali. Si svolge in località Monte Pepe.

Venerdì Santo:
questa giornata prevede due importanti manifestazioni. La prima è la ricostruzione storica dell'Agonia presso la chiesa dei San Biagio ed in serata c’è la storica e tradizionale processione del Cristo Morto con quadri viventi della Passione

Festa della Madonna delle Grazie
(seconda domenica dopo Pasqua): tradizionalmente conosciuta come festa della montagna, prevede l’arrivo al santuario sul monte Soratte e la celebrazione della Santa Messa.

Festa della Madonna di Maggio
(ultima domenica di maggio): questa festa, che risale ai primi anni dell’Ottocento, è la più sentita dagli abitanti di Sant’Oreste. Il momento culminante è rappresentato dalla Fiaccolata del Monte Soratte. Nei giorni che la precedono vengono disposti centinai di fasci di canne lungo il monte che alla sere vengono accesi contemporaneamente creando un suggestivo spettacolo pirotecnico. Il paese per l'occasione offre una scenografia particolare grazie ad un addobbo fatto di archi trionfali e di fiori che trasforma le viuzze e le piazze del paese.

Festa dei Vicoli
(11-14 agosto): esposizione di artigianato locali e degustazione di prodotti tipici per le vie del paese.

Festa di San Nonnoso
(2 settembre): è la festa del compatrono di Sant’Oreste. Accanto alle manifestazioni religiose vengono organizzate iniziative culturali e gastronomiche.

Festa di Sant’Edisto
(12 ottobre): festa religiosa del patrono di Sant’Oreste.

Il tempo delle olive
(dicembre)

 
SPECIALITÀ GASTRONOMICHE
La cucina di Sant’Oreste ruota attorno ai prodotti tipici del territorio. Da segnalare i maccheroni a iffa, un primo piatto a base di guanciale, tonno e funghi porcini, il pannemolle con i fagioli o con i ceci, e l’acqua cotta. E ancora, la cecoria arepassata, la padellaccia (con tutti i pezzetti del maiale), il quagghjatu (cagliato), il pane a mollo con la ricotta. Per quanto riguarda i dolci da ricordare i tozzetti, i conferzini e la pizza scacciata.

 
PRODUZIONI TIPICHE
Il prodotto più importante della zona è l’oliva del Monte Soratte. L’antica tradizione della produzione di olio è confermata dall’architetto Vignola il quale, essendo stato pagato in natura per i suoi servizi, si lamentava che tal volta gli fosse stato dato "dell'olio poco bono", non "como se usa farse in S.to Resto". Tre secoli dopo, nel 1888, il Marchese Canali partecipava all'esposizione Vaticana in occasione del 50° sacerdotale di Leone XIII con l'olio proveniente dai suoi oliveti del Soratte e ricevette un premio. I benedettini assegnarono all'olivicultura un ruolo fondamentale nell'economia della zona e non è un caso che le pietre angolari di molte case antiche siano costituite da mole olearie. La tradizione di quest'olio che in un testo del 1868, quando il numero di olivi attestato era di 38.000, veniva definito di "buonissima e sopraffina qualità" si è conservata nei secoli e rappresenta, ancora oggi, la tipicità di Sant’Oreste. Ma S.Oreste vanta anche altre produzioni. Il pane, innanzitutto, preparato con lievito madre e cotto nel forno a legna, è molto richiesto in tutta la zona. Recentemente il Comune ha inaugurato l’apiario didattico vista la produzione di miele del Soratte. Da segnalare anche la produzione di formaggi di capra, fra cui il formaggio di S.Edisto.
 

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